The “Next Big Ones”: quali saranno le prossime grandi pandemie?

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Negli ultimi venti anni, tre coronavirus sono riusciti a compiere il fatidico salto di specie nell’uomo dando origine a epidemie diffuse: SARS-cov nel 2003, MERS-cov nel 2012 e SARS-Cov-2 nel 2019.

Non sono stati i primi e con ogni probabilità non saranno nemmeno gli ultimi. Mentre il mondo è ancora alle prese con questa pandemia, qualcuno sta già pensando a quale potrebbe essere la prossima, The Next Big One”, come la ha ribattezzata il saggista e divulgatore scientifico David Quammer nel suo libro Spillover. I ricercatori hanno già individuato numerosi virus con un elevato potenziale di diventare zoonotici, ossia di infettare altre specie animali e l’uomo.

LA PUNTA DELL’ICEBERG

I virus responsabili di SARS e COVID-19 sarebbero solo la punta dell’iceberg. Uno studio, pubblicato in pre-print, ha stimato che ogni anno in media 400.000 persone vengono infettate da coronavirus della stessa famiglia. La maggioranza di questi fenomeni, però, non dà origine a una pandemia. Il virus, infatti, non deve solo imparare ad aprire la “serratura” delle cellule umane, ma deve anche trasmettersi da un individuo all’altro – e questo, per fortuna, è molto meno frequente.

Ma basta dare un occhio ai numeri per rendersi conto che la pandemia COVID-19 non è stata un fulmine a ciel sereno. La probabilità che si verificasse un’epidemia globale con queste esatte caratteristiche era, anzi, piuttosto elevata (tanto che qualcuno, dieci anni fa, la aveva addirittura predetta!).

I FATTORI DI RISCHIO

In natura esisterebbero 1,7 milioni di virus ancora non scoperti nel mondo animale e almeno la metà, 850.000, potrebbero trasferirsi all’uomo. Si stima infatti che il 60% di tutte le malattie infettive sono legate al contatto con gli animali. Gli allevamenti intensivi, la deforestazione, il commercio illegale di animali e il riscaldamento globale hanno alterato l’ambiente naturale, avvicinando l’animale selvatico, i virus e l’uomo. Abbiamo perso quasi la metà delle foreste del nostro pianeta, che sono passate da 6 mila miliardi a tremila miliardi. Il traffico illegale di animali in Europa ha avuto un incremento del 7%. A livello globale il valore di questo commercio oscilla tra i 10 e i 23 miliardi di dollari l’anno.

Per i virus, insomma, le possibilità di entrare in contatto con un nuovo potenziale ospite e di raggiungere rapidamente ogni parte del globo non sono mai state così numerose e variegate.

I VIRUS A RISCHIO SPILLOVER

Alcuni virus, però, sono più pericolosi di altri, ossia hanno una maggiore probabilità di contagiare l'essere umano. La app "SpillOver" classifica i virus sulla base di 32 fattori di rischio che potrebbero facilitare il passaggio dall’animale all’uomo. I primi 12 posti della classifica sono occupati da virus che causano zoonosi note, come ebola e SARS-Cov-2. Ma alle posizioni più basse, iniziano a comparire virus che non sono ancora mai stati rilevati nell’uomo, ma in futuro potrebbero infettare la nostra specie. In testa ci sono i coronavirus 229E e PREDICT CoV-35, che appartengono alla stessa famiglia virale del SARS-CoV-2 e infettano i pipistrelli in Africa e nel sud-est asiatico.

GLI ANIMALI SERBATOIO

La maggior parte degli studi di monitoraggio sui nuovi virus sono focalizzati sui pipistrelli, che sono portatori sani di molti patogeni, incluso SARS-Cov-2. I ricercatori hanno scoperto di recente anche un nuovo ceppo virale appartenente al genere degli alfa coronavirus nei pipistrelli, in Corea. Lo studio del materiale genetico virale, isolato dalla carcasse di 6 specie di pipistrello, ha dimostrato che il virus, pur essendo imparentato alla lontana con altre 19 specie di alfa coronavirus noti, costituisce un ceppo separato, ribattezzato HCQD-2020. In un articolo pubblicato su Viruses, i ricercatori hanno dimostrato che HCQD-2020 può infettare un altro ospite, tra cui alcune specie come cammelli e maiali.

I ceppi correlati all'alphacoronavirus umano E229 sono stati rilevati nei cammelli domestici e la specie Alphacoronavirus I (trovata nei maiali, nei cani e nei gatti) è stata rilevata nei bambini con polmonite in Malesia. I ricercatori hanno dunque sottolineato la necessità di monitorare il nuovo ceppo e di indagare sui potenziali nuovi ospiti, oltre ai pipistrelli.

I pipistrelli non sono gli unici animali a destare preoccupazione. Tra più studiati come potenziali serbatoi di virus figurano anche arvicole, procioni, cani, furetti, visoni e altri animali da allevamento, come le mucche e maiali. I roditori, in particolare, sono noti per essere importanti portatori o serbatoi di numerosi virus zoonotici come l'encefalite equina occidentale, il virus della coriomeningite linfocitica (LCMV), la febbre emorragica con sindrome renale, la malattia da virus Apoi, la febbre emorragica di Omsk e il vaiolo bovino dell'epatite E. Una review pubblicata recentemente su Viruses, ad esempio, esplora il potenziale zoonotico di un altro coronavirus chiamato Sialodacryoadenitis virus (SDAV), che causa una malattia respiratoria nei ratti.

IL VACCINO PAN-CORONAVIRUS

Tutti i virus sopraelencati appartengono al gruppo dei coronavirus. Potrebbe essere proprio un coronavirus ad accendere la miccia della “prossima grande pandemia”. Dopo i vaccini per COVID-19 realizzati in tempi record grazie alle nuove tecnologie genetiche, la nuova sfida per la ricerca mondiale è quella di generare un vaccino universale efficace contro tutti i coronavirus. L’NIH (National Institute of Health) ha già stanziato dei fondi per il progetto “per prepararci ad affrontare la nuova generazione di coronavirus con potenziale pandemico”.

Nel frattempo, però, gli esperti chiedono a gran voce sforzi ancora maggiori nel campo della prevenzione delle future pandemie. La lotta alle “Next Big Ones”, in altre parole, potrà dirsi davvero efficace solo modificando i nostri stili di vita. Eliminare il commercio di animali selvatici, proteggere le aree del pianeta con maggiori biodiversità, applicare una tassa sul commercio della carne, finanziare gli studi sul monitoraggio e il rilevamento di nuovi patogeni infettivi: da questo dipenderà il nostro successo (o fallimento) contro le pandemie del futuro.

Erika Salvatori

 

Takis, Sars-Cov-2, Covid-eVax, SARS-cov, MERS-cov, David Quammer, Spillover

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