Lo strano caso del cancro "contagioso"

Cosa hanno in comune il diavolo della Tasmania, il criceto, il cane e i bivalvi marini? Sono gli unici animali in cui sono stati osservati tumori trasmissibili clonalmente. E per il diavolo della Tasmania questo è un grosso problema, che sta minacciando la sopravvivenza della specie. Come può il cancro essere una malattia contagiosa?

Normalmente il cancro non viene considerato una malattia trasmissibile: infatti, scaturisce da una combinazione di fattori genetici e ambientali che non sono di per sé "contagiosi". Esistono però alcune eccezioni. La prima e più famosa è quella dei tumori virali, come il cancro alla cervice, il cui principale agente eziologico è il virus HPV. Tuttavia, alcuni tumori sono trasmissibili anche in assenza di virus: le stesse cellule tumorali diventano "agenti infettivi" o "parassiti", che si diffondono da un individuo all'altro.

Il primo a essere identificato nel 1996 fu il tumore facciale del diavolo della Tasmania (DFT); nel 2006 e nel 2015 sono stati scoperti altri due tumori trasmissibili nei cani (tumore venereo trasmissibile canino) e nei bivalvi marini (leucemia dei molluschi), rispettivamente. Stiamo parlando dunque di una scoperta recente e ora gli scienziati sostengono che i tumori contagiosi potrebbero essere anche più comuni di quanto pensassimo e che ne potrebbero esistere altri non ancora identificati.

Dovremmo preoccuparci di una possibile insorgenza di patologie simili negli umani? Fino ad ora, nell’uomo non sono stati registrati casi di tumori che si diffondono attraverso una popolazione per contagio. Il nostro sistema immunitario ci protegge, rigettando i tessuti provenienti da un altro individuo della nostra o di altre specie, comprese le cellule cancerose.

Ciò non significa che dovremmo sottovalutare il problema, dal momento che è diventato una seria minaccia per la biodiversità, portando il diavolo della Tasmania sull’orlo dell’estinzione. Il contagio si verifica principalmente attraverso morsi, che sono molto frequenti durante l'accoppiamento, o lotte per il cibo. Sfortunatamente, la malattia è letale per l'animale, che diventa incapace di nutrirsi a causa delle masse tumorali, che crescono intorno agli occhi e alla bocca.

Perché il sistema immunitario del diavolo della Tasmania (e degli altri animali che soffrono di tumori trasmissibili) non respinge le cellule estranee? Alcune osservazioni suggeriscono che la ragione del mancato riconoscimento potrebbe essere l’assenza di molecole MHC (Complesso Maggiore di Istocompatibilità) sulla superficie delle cellule tumorali. Normalmente, le cellule di un organismo presentano tutte lo stesso MHC; così il sistema immunitario può riconoscere e distruggere le cellule che esprimono un MHC diverso dal "self": tuttavia, non è raro che le cellule tumorali riducano l'espressione di queste molecole così da non essere più “visibili” e farla franca. Il sistema immunitario diventa praticamente "cieco" e non si accorge della presenza degli invasori.

Ci sono però buone notizie per il diavolo della Tasmania. Anzitutto, alcuni esemplari all'interno della popolazione sembrano essere immuni al contagio. Forse stiamo assistendo alla nascita di una "resistenza" alla malattia, ossia mutazioni casuali nei geni che controllano le funzioni immunitarie stanno conferendo ad alcuni individui la capacità di non ammalarsi a contatto con le cellule cancerose. In secondo luogo, studi recentemente pubblicati suggeriscono la possibilità di trattare la DFT con inibitori di una classe di enzimi chiamati recettori tirosin chinasici, che regolano la proliferazione e differenziazione cellulare, o con l’immunoterapia, attraverso un vaccino che attivi il sistema immunitario del diavolo della Tasmania contro il tumore. La ricerca in questo campo potrebbe portare a importanti applicazioni sia in biologia evoluzionistica che in clinica e, si spera, alla salvezza del diavolo della Tasmania.

Tutti noi tifiamo per lui, sperando che possa vincere la sua personale battaglia contro l'estinzione!
Erika Salvatori

Fonti:
Epstein, B. et al. 2016 Nature Commun.
Stammnitz et al. 2018. Cancer Cell.
Tovar et al. 2017. Scientific report

Questo Articolo è disponibile anche in lingua inglese bandiera inglese

 

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