Non solo Covid-19: perché il pipistrello è l’ospite ideale per i virus?

Coronavirus

Grazie al suo sistema immunitario, il pipistrello è un ospite ideale per molti virus a rischio di “spillover”. Non solo Covid-19: anche l’ebola, la Sars, il virus Nipah e molti altri hanno compiuto il "salto" nell’uomo proprio dal pipistrello. La colpa è anche del comportamento umano, che sta accelerando la trasmissione di malattie dagli animali selvatici alle persone.

Pare che in fondo il pangolino fosse innocente. Era stato identificato come l’ospite intermedio che avrebbe trasmesso il nuovo coronavirus all’essere umano, dopo che una ricerca aveva dimostrato che oltre il 99% del DNA del suo coronavirus era identico a quello di Sars-Cov-2. A dire il vero, hanno precisato gli stessi ricercatori, c’era stata un'imprecisione: la somiglianza del 99% corrispondeva solo a una determinata sequenza del genoma virale. La rettifica dello studio pubblicato sulla piattaforma bioRvix ha scagionato il pangolino, ma l’identità dell’ospite intermedio rimane un mistero. Secondo una ricerca condotta dal team dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, potrebbe addirittura non esistere affatto.

Il virus, insomma, potrebbe essere stato trasmesso all’essere umano direttamente dall’ospite originale, il pipistrello. Il contagio si sarebbe verificato nei “mercati umidi” cinesi, dove gli animali vengono venduti vivi e macellati spesso in condizioni igieniche non adeguate. L’unica (quasi) certezza ad oggi è che il virus sia partito dai pipistrelli, e che attraverso un percorso più o meno tortuoso, sia riuscito a fare il salto nella nostra specie. Ma Sars-Cov-2 non è l’unico coronavirus che viene dal pipistrello: solo in Cina ce ne sono almeno 500. Esempi famosi sono l'ebola, la rabbia e la Sars. 

Perché proprio il pipistrello?

I pipistrelli costituiscono circa il 20% di tutte le specie di mammiferi e ce ne sono più di 1.200 tipi. Anche la durata della vita è straordinariamente lunga per un roditore, con alcuni individui che raggiungono addirittura i 40 anni. È una specie ubiquitaria presente in tutti i continenti (ad eccezione dell’Antartide), e i singoli pipistrelli possono coprire volando anche lunghe distanze, quando si spostano dai rifugi invernali a quelli estivi e viceversa. Inoltre vivono in colonie dense e affollate, condizione perfetta per la diffusione dei patogeni.

Ma non è solo una questione di stili di vita. I pipistrelli sarebbero geneticamente predisposti ad ospitare i virus, molto più di altri roditori. Su un campione di topi, solo l’1% è portatore di virus; ma la percentuale sale al 5-10% se si considera uno stesso campione di pipistrelli.

La loro particolarità è quella di essere gli unici mammiferi in grado di volare. Alcune ricerche hanno dimostrato che il volo nei pipistrelli è associato a un tasso metabolico elevato. Ma un metabolismo accelerato ha anche l’effetto collaterale di produrre una grande quantità di radicali liberi, che possono danneggiare le cellule e soprattutto il DNA. Nel 2013 uno studio pubblicato su Science da un gruppo di ricercatori di Singapore ha scoperto il meccanismo attraverso cui i pipistrelli si difendono da queste specie tossiche: possiedono delle varianti geniche che potenziano i meccanismi di difesa e riparo dei danni al DNA.

Serbatoi di virus

Queste varianti sarebbero associate al metabolismo dei mitocondri, gli organelli che nella cellula sono responsabili della “respirazione”, ossia della produzione di energia. Ma avrebbero anche un’influenza sul sistema immunitario. Gli stessi tratti genetici, infatti, agiscono anche potenziando l’immunità innata, la principale linea di difesa contro le infezioni. In altre parole, i pipistrelli possono contare su un sistema immunitario altamente efficiente, che blocca l’ingresso dei patogeni nelle cellule. Sono dunque portatori di un grande numero di virus, senza mostrare alcun sintomo dell’infezione, o al massimo solo pochi sintomi lievi, paragonabili a un nostro raffreddore.

Anni e anni di co-evoluzione hanno reso i pipistrelli praticamente immuni a questi virus, che invece possono essere molto pericolosi per l’essere umano. La trasmissione dall’animale all’uomo è il cosiddetto “spillover” o “salto di specie”, e nel caso dei virus portati dai pipistrelli sembra essere un fenomeno piuttosto comune. Era già successo con l’ebola, la Sars, il virus Nipah, il virus Hendra e ora anche Covid-19.

E no, non è colpa degli animali. Il comportamento umano ha accelerato il trasferimento di patogeni dalla fauna selvatica alle persone. Sia direttamente, con la vendita e il commercio illegali, sia indirettamente, con la distruzione degli habitat e il cambiamento climatico, che stanno modificando le nicchie ecologiche e i contatti tra animali selvatici ed esseri umani. E nel momento in cui si verifica uno “spillover”, lo stiamo imparando in questi mesi, limitare il contagio è quasi impossibile: a causa dei viaggi e dell’abbattimento delle distanze, le malattie possono diffondersi nel mondo sempre più velocemente. La salute degli animali e del pianeta è anche affare nostro.

Erika Salvatori

Fonte:

science alert

Clinical Microbiology Review

Emerging Infectious diseases

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