Per i cani con cancro al polmone, una speranza dalla medicina di precisione

koala

Benché non facciano uso di tabacco, i cani possono ammalarsi di cancro al polmone esattamente come noi. Ma anche per loro si aprono nuove prospettive grazie alla medicina di precisione, quella diretta contro un bersaglio molecolare o una mutazione genetica espressi dal tumore.

Il gene mutato, in questo caso, è una vecchia conoscenza dei ricercatori: si tratta di Her2, che viene espresso anche negli esseri umani in alcuni tipi di cancro al seno. Buone notizie per i nostri amici a quattro zampe, perché abbiamo già a disposizione diverse terapie mirate contro questo gene. I ricercatori della Ohio State University e del Translational Genomics Research Institute negli Stati Uniti vorrebbero ora somministrare ai cani con tumore al polmone un farmaco già in uso per le pazienti umane con il cancro al seno.

Si chiama adenocarcinoma polmonare canino, o CPAC, ed è un tumore aggressivo, clinicamente simile a quello si manifesta negli esseri umani non fumatori. Oltre al benessere del cane, dunque, lo studio di questa malattia ha anche l’obiettivo di approfondire la comprensione di quelle forme di cancro al polmone che colpiscono chi non ha mai fumato in vita propria.

I ricercatori hanno seguito un approccio già molto diffuso nell’oncologia umana, ma ancora piuttosto di nicchia in quella veterinaria. Hanno cioè realizzato un profilo genomico del CPAC sequenziando il DNA di circa 90 tumori di cane. Da questi dati, è emerso che il 40% dei pazienti aveva una mutazione nel gene Her2. La sequenza codifica un recettore per un fattore di crescita, che in alcuni tumori viene espresso con maggiore frequenza rispetto ai tessuti sani e trasmette alla cellula tumorale lo stimolo continuo a crescere e moltiplicarsi.

Ora che la mutazione è stata identificata, il passo successivo sarà quello del trial clinico. Poiché Her2 è mutato anche in un tipo di cancro al seno che colpisce le donne, i ricercatori ipotizzano che un farmaco già in uso sui pazienti umani, neratinib, possa apportare gli stessi benefici anche sui cani. La sua funzione, infatti, è quella di bloccare l’azione di Her2 e viene spesso somministrato come adiuvante con buoni risultati.  

Sarebbe quindi uno dei primi trial clinici ad esplorare le potenzialità della medicina di precisione nel trattamento dei tumori canini. Uno studio che ribadisce quanto sia importante e necessario investire sull’oncologia comparata e sul confronto tra medicina umana e veterinaria.

Erika Salvatori

Riferimento: Clinical Cancer Research

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