Pinguini, sentinelle antartiche del cambiamento climatico

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ìra riscaldamento globale e inquinamento, neanche i pinguini se la passano tanto bene. Per approfondire lo stato di salute di questa specie “sentinella”, gli scienziati delle università di Plymouth e Siena hanno completato un primo studio di valutazione della stabilità genetica e delle popolazioni immunitarie in una colonia di pinguini Adelia, facendo in pratica delle analisi del sangue.

Il pinguino Adelia è la specie più largamente diffusa sulle coste del continente Antartico. Ma è anche quella che ci aiuta a monitorare lo stato di salute dell’ecosistema all’estremità del mondo. Quali sono gli effetti del cambiamento climatico in Antartide? Quali le conseguenze della presenza umana o della distruzione di interi habitat?

Per rispondere a queste domande, gli scienziati hanno imparato a cogliere i segni, soprattutto da chi, come il pinguino Adelia, in quell’ecosistema ci vive da migliaia di anni. La chiamiamo specie “sentinella”, perché osservando i suoi comportamenti e individuando prontamente qualsiasi segnale di malessere, possiamo riconoscere in anticipo i “sintomi” di un’emergenza ambientale.

Benché vivano in una regione ancora relativamente incontaminata, anche i pinguini iniziano a risentire dei grandi cambiamenti che caratterizzano il nostro tempo. Primo fra tutti quello climatico, che in Antartide non causa solo lo scioglimento dei ghiacci, ma anche la mobilizzazione di contaminanti e composti tossici (come i metalli pesanti o  i POP “Persistent Organic Pollutants”) intrappolati nel terreno congelato. La fauna antartica potrebbe risentire dell’esposizione a queste sostanze, che sono potenzialmente cancerogene, in grado di danneggiare il DNA o di causare squilibri ormonali.

I cambiamenti ormai si susseguono a una velocità tale che anche durante l’arco della vita di un pinguino l’esposizione ai contaminati potrebbe variare in maniera significativa. Un gruppo di ricercatori dell’università di Siena è partito per l’Antartide proprio con l’obiettivo di approfondire lo stato di salute dei pinguini di Adelia, in un angolo remoto dell’Antartide del Sud di nome Edmonson Point. Qui una colonia si riunisce tutti gli anni per l’accoppiamento e la riproduzione.

In uno studio che è il primo del suo genere, i ricercatori hanno testato il sangue di 19 pinguini adulti, esaminando le anomalie nucleari dei globuli rossi e il numero di globuli bianchi. Hanno analizzato in particolare una serie di parametri che permettono di valutare la stabilità genetica, e quindi il rischio di morte cellulare o addirittura di cancro. Tra gli indicatori presi in considerazione, il rapporto tra due tipi di globuli bianchi, eterofili e linfociti, rappresenta una risposta evolutiva agli stress ambientali ed è risultato più elevato nella colonia di Edmonson Point rispetto a quello dei pinguini di Adelia di altre regioni.

È presto per trarre conclusioni, ma analisi di questo tipo potrebbero in futuro aiutare nel monitoraggio e la conservazione. Awadhesh Jha, professore di ecotossicologia all’università di Plymouth, ha dichiarato: “Queste informazioni ci forniscono una serie di utili indicatori biologici per per valutare il potenziale impatto di questi cambiamenti sulla salute della popolazione e degli ecosistemi”.

 

Erika Salvatori

Fonte:

Olmastroni, S. et al. (2019). Erythrocytes nuclear abnormalities and leukocyte profile of the immune system of Adélie penguins (Pygoscelis adeliae) breeding at Edmonson Point, Ross Sea, Antarctica. Polar biology, 42 (7): 1343 DOI: 10.1007/s00300-019-02522-3

Pinguini, sentille artiche, clima

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